Ci troviamo in una sala parto diversa dal solito: in una vasca rotonda di circa due metri di diametro, riempita con acqua calda, una donna sta conducendo il proprio travaglio immersa in quell'acqua, appoggiata alla sponda.
Nella stanza regna la calma: la luce è soffusa, si parla sottovoce. L'ostetrica e il medico assistono la partoriente, anche il padre è informato e consapevole di ciò che sta per accadere. L'intimità della gestante è salvaguardata da un gioco di pannelli divisori che proteggono la zona di colore verde chiaro in cui è collocata la vasca. Accanto alla donna c'è una sola persona alla volta, gli altri sono presenti ma invisibili.
È importante che nessuno dimostri ansia e nervosismo. Un'équipe di supporto è comunque disponibile, nell'eventualità che si renda necessario un parto operativo, precauzione valida per questo come per qualunque tipo di parto.
L'acqua calda della vasca rende meno acuto il dolore delle contrazioni, soprattutto nella fase dilatante del collo dell'utero. La donna si sposta come desidera, con un minimo dispendio di energia. In una fase qualsiasi del travaglio ella può decidere di uscire dall'acqua o di restarvi sino alla fine del parto. Nel fluido è più facile assumere senza sforzo ogni posizione, anche asimmetrica.
D'improvviso le contrazioni diventano più intense e la donna avverte l'impulso irrefrenabile della spinta. Non sa che cosa sta accadendo e noi la invitiamo a toccare la testina del bimbo che inizia a sporgere, con un ciuffetto di capelli che ondeggia. Non occorre aiutare il disimpegno della testa, applicare olio: c'è l'acqua che aiuta.
Al momento della nascita il bambino passa dal liquido amniotico materno a un altro liquido, altrettanto tiepido e accogliente. Il cordone ombelicale, intatto, trasporta l'ossigeno come già avveniva nell'interno dell'utero e ciò permette al bambino, nascendo, di trovarsi nell'acqua, al sicuro e ben ossigenato come prima di nascere.
L'acqua protegge il feto nella fase espulsiva riducendo la differenza di pressione fra l'interno e l'esterno del canale del parto. Durante la fase espulsiva di un parto espletato senza l'aiuto dell'acqua, infatti, la zona che si presenta per prima all'uscita del canale è stata sottoposta, durante il percorso del feto, alla sola pressione atmosferica, a differenza del resto del corpo soggetto anche alla pressione espulsiva delle contrazioni. Ne risulta, in caso di presentazione cefalica, un edema fisiologico visibile sulla testa del neonato che scompare in due, tre giorni. Se per noi che assistiamo è un evento normale, per la mamma rappresenta invece una causa di preoccupazione che il parto in acqua può evitare: la pressione del fluido nella vasca, infatti, rappresenta il sostegno più fisiologico per la testina del bimbo, riducendo l'edema in modo ben più efficace di qualunque altra tecnica manuale.
Inoltre, l'acqua riduce il fabbisogno di ossigeno e agevola l'espulsione del feto.
Fino a quando il bimbo non emergerà dall'acqua, non avvertirà il bisogno di respirare, per cui non sarà costretto a inalare liquido, anche se completamente immerso. Il cordone ombelicale, lo sappiamo, continuerà a funzionare per qualche minuto - quattro o cinque - senza rischi d'ipossia o (basso livello di ossigeno): si tratta di una piccola pausa che comporterà per il bambino il beneficio di un ottimale adattamento alla vita perché ora, in acqua, l'inizio della sua vita extrauterina sarà ancor meno traumatico.
Piano, per gradi, il piccolo appoggiato alla madre viene fatto emergere in superficie: dapprima il viso entra in contatto con l'aria, poi il resto del corpo. La sensazione di emergere e la differenza di temperatura - quella dell'acqua e regolata a 37 °C - stimolano il neonato a respirare.
Grazie e all'effetto lubrificante dell'acqua, ho dovuto raramente, nella mia esperienza, applicare dei punti sul perineo materno, anche in caso di bambini molto grandi, persino di 5 kg di peso.
Gli accorgimenti tecnici sono in tutto simili a quelli richiesti negli altri tipi di parto, si possono somministrare farmaci, se necessario, e si può anche applicare una fleboclisi. Per mantenere l'acqua pulita è sufficiente cambiarla di continuo e versare qualche goccia di tintura di calendula.
La vasca può essere installata in qualsiasi sala parto di estensione regolamentare, con una spesa molto contenuta. In caso di spazio ridotto, si può utilizzare una vasca rettangolare del tipo previsto dalle leggi sanitarie, con tre lati liberi per l'assistenza e uno dei due lati corti appoggiato alla parete.
Il metodo di parto in acqua viene applicato anche da altri noti ginecologi fra cui, come sappiamo, Michel Odent, che si avvale anche delle comuni vasche da bagno domestiche. Nella nostra esperienza sul parto a domicilio preferiamo utilizzare delle vasche portatili rotonde, più comode per la partoriente, libera di muoversi e di assumere diverse posizioni.
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